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Il vostro Cimento

Le vostre impressioni, commenti, foto.....ecc

Le vostre impressioni, commenti, foto.....ecc - Salite del Canavese

 

DANIELE ADRIANO

Nel 2015, una amica mi ha regalato la sua bici da corsa usata, ho incontrato da un meccanico, Luciano che già conoscevo, e mi ha convinto a provare a fare il Cimento. Ho provato a fare 5 salite, durissime, vedevo tanti ciclisti che mi superavano, ed un po' mi deprimevo, ma anche mi spronavo a continuare. L' inverno l' ho passato sulla spinbike, in primavera mi son detto riprova, ho iniziato la prima salita e mi sono trovato in cima senza accorgermi. È così con calma le ho provate e finita tutte. Le cose che ricorderò per sempre, posti bellissimi, la strada ed i ciclisti li vedo in modo diverso quando guido la macchina, la salita che ti entra dentro e diventa una sfida, le persone gentili che ti salutano. In poche parole, il Cimento Canavesano, una gran bella invenzione. Un grazie a Luciano, per avere accesso una bella passione. Un arrivederci al 2017.

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DAVIDE BIGGIN

Ho scoperto l’iniziativa “Il Cimento Canavesano”  nel  Novembre 2015 parlando con un paio di ciclisti incontrati dalle parti di Prascondù, e l’idea mi è subito piaciuta. La possibilità di organizzarsi in autonomia, scegliendo l’ordine con cui effettuare le salite secondo i propri tempi o il proprio livello di allenamento,  rispecchia proprio lo spirito di libertà che soltanto la bicicletta riesce a trasmettere.  Percorrendo le salite del Cimento 2016 ho sperimentato nuovi percorsi che non conoscevo: la zona della Serra di Ivrea e la bassa Valle d’Aosta, ad esempio. Tra questi  Champorcher, ma anche l’Alpe Buri (bella tosta!), Santa Maria Maddalena (in cui per la prima volta ho pensato: “ Ma chi me l’ha fatto fare”!),  l’Alpe Maletto, Scalaro e la zona di Andrate: tutte sono state delle belle scoperte.
Senza dimenticare però le “vecchie conoscenze”, come il Teleccio (dura ma spettacolare!),  la Cavallaria (che si fa sempre rispettare), o Piamprato e Santa Elisabetta.
Ogni salita rappresentava un’avventura:  giorni prima del week end studiavo il meteo, aspettando la giornata ideale, poi pulivo ed oliavo la bici in una sorta di rituale in attesa del gran giorno.  Molto originale l’uso del RoadBook: farlo timbrare ad ogni posto tappa dava quella sensazione di “professionalità” che mi faceva sentire orgoglioso!
E’ stato bello anche incontrare per strada altri ciclisti anche loro impegnati nel Cimento:  scambiarsi opinioni, consigli e confrontare con orgoglio i propri RoadBook.  Tutto questo  ha avuto l’effetto di renderci parte di un gruppo, finalizzando in uno scopo comune le singole uscite.
Qual è stata la salita che mi è piaciuta di più? Beh il Colle del Nivolet ha un fascino tutto suo: il lungo chilometraggio (160 Km), il dislivello impegnativo (più di 2400 m) insieme alla quota elevata, sono tutte caratteristiche uniche; ma è soprattutto la maestosità e la bellezza del paesaggio in cui ti immergi che lo rende impareggiabile, ed è la giusta ricompensa per la dura fatica spesa per conquistarlo.
Rivolgo quindi un grande e sentito grazie al Team Fuori Onda Bike che ha progettato ed organizzato questa bella iniziativa che decisamente è stata apprezzata da molti appassionati di bici (di salite in particolare)  e che sicuramente ne appassionerà di nuovi nelle prossime edizioni!

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MASSIMO CAPUTI

É STATA VERAMENTE DURA!!

Tutto è cominciato ad inizio anno, era gennaio, mentre cercavo informazioni sulla gara di ciclocross di Tina (organizzata dal Team Fuori Onda Bike), mi sono imbattuto nel Cimento Canavesano.

Il Cimento mi ha incuriosito e dopo aver letto il regolamento e dei commenti mi son detto”Finalmente un bel campionato di montagna cicloturistico”.

A quel punto l'iscrizione è d'obbligo. Adesso i problemi erano due: il primo riuscire ad incastrare il Cimento con le 10 granfondo a cui mi ero già iscritto ed il secondo riuscire a trovare il tempo per fare le tappe più lunghe dato che abito a circa 40 Km da Albiano D'Ivrea.

Per impegni di lavoro comincio il Cimento ad aprile con le salite che già conosco (Alpette, Belmonte, ecc), ma il bello deve ancora venire con le salite che non ho mai affrontato, cosi' passano i mesi e mi ritrovo su e giù per le montagne dove trovo paesaggi e luoghi mozzafiato come Pian dei Muli, Monte Scalaro, Alpe Buri, Piamprato Soana e Lago del Teleccio ( a parte le griglie per l'acqua veramente pericolose in discesa).

Ma non è tutto rose e fiori perchè il tempo è tiranno e ci si mette la sfortuna, certi giorni piove, a volte sbaglio strada ( non conoscendo le salite capita), non ci crederete ma non trovavo il ripetitore la Serra, non l'avevo mai notato arrivando ad Ivrea e quando l'ho cercato con Google Maps e ho visto dov'era mi sono sentito un vero Pirla, per finire in bellezza rompo pure la catena. Alla fine mi tocca correre per finire le ultime tappe ad ottobre.

“E' stata veramente dura” finire il cimento ma il tutto è stato ricompensato da belle salite e da splendidi paesaggi che ho conosciuto grazie ad esso, una bellissima esperienza tutta da ripetere il prossimo anno.

 

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 PAOLO CICCHELLERO 

Il cimento Canavesano a mio avviso è un brevetto che permette di scoprire il nostro territorio attraverso salite suggestive e impegnative . 

Personalmente è stata la mia prima partecipazione e posso esprimere un giudizio positivo sull'organizzazione . 

La carta di viaggio , i punti di  partenza , controllo e arrivo sono stati documentati bene. 

Le regole del brevetto sono semplici e chiare. 

Per  le prossime edizioni, suggerisco di togliere alcune ascese (ridondanti) della Serra lasciando solo la salita  principale di " San Giacomo" . Mi piacerebbe che venissero inserite inoltre salite come: "Alpe Cialma" ,"Santuario del Belice" , "Sant' Ignazio". 

Il prossimo anno sarò lieto di ripetere questa esperienza.

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ALDO CIGNETTI

Amo le salite, e più sono dure più mi piacciono, potevo quindi rinunciare alle 20 salite del CIMENTO???

Fatte quasi tutte in compagnia del mio socio ciclistico (Mauro, mio fratello).

Ho/abbiamo affrontato le asperità partendo dalle più semplici e meno impegnative, per crescere di intensità ed arrivare ad effettuare le più difficoltose da metà luglio in poi.  Il periodo ha combaciato con il momento di mia maggior forma fisica.

Tanto meglio, perchè ho avuto modo di divertirmi, di godere dei paesaggi, e di terminare le varie tappe in modo brillante, nonostante lo sforzo muscolare non indifferente. 

Durante lo svolgimento delle ultime 3/4 salite la mia forma fisica ha iniziato ad avere un piccolo calo, al punto da doverle gestire  in modo diverso e con grande attenzione la distribuzione e mantenimento delle forze rimaste.

Nel periodo di inizio luglio ho fatto un gita ciclistica in terra francese con scalata del mitico col d'Iseran 2770 mt. e ho avuto così modo di fare un confronto con le n/s salite canavesane.

Risultato... i francesi, possono solo invidiarcele le ns salite canavesane, soprattutto le più impegnative.

Mi auguro che le salite vengano riproposte anche per l'anno 2017, magari con qualche ritocco o qualche aggiunta rispetto al programma 2016, comunque indipendentemente da ciò, sono pronto per la nuova edizione.

In ultimo, un plauso all'organizzazione, per la creazione di un evento autogestibile che da modo di mantenere un impegno protratto nei mesi, e quindi fattibile anche in presenza di altri impegni ciclistici.

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MAURO CIGNETTI

Per prima cosa devo ringraziare gli organizzatori.

Mi hanno permesso di vedere alcuni posti nuovi di rivedere salite già fatte, e soprattutto di vedere il mio CANAVESE dall'alto.

Alcune salite le ho affrontate da solo e non nego la bellezza di trovarmi nel bel mezzo di boschi silenziosi a combattere con pendenze veramente importanti.

Tutte le altre le ho affrontate in compagnia di mio fratello ...... e qui è stata un poco più dura vedere costantemente il dietro del sellino della sua bicicletta.

Grazie ancora per questa bellissima esperienza, spero di ripeterla il prossimo anno.

PS. tutti i partecipanti dovrebbero portare a conoscenza salite non menzionate per dar modo agli organizzatori di variare o ampliare la manifestazione.

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VALTER FUMAGALLI

Sul vocabolario Treccani troviamo che la definizione di ciménto è: 

1. Mistura usata un tempo dagli orafi per purificare o saggiare i metalli preziosi. b. L’operazione stessa del purificare e saggiare: al c. si conosce il vero oro (Leonardo); quindi in genere esperienza, saggio, analisi.

2. Prova pericolosa, rischio: tentare il c. delle armi; essere, mettersi, trovarsi in un grave c.; anche dura prova morale. Più comunemente nelle espressioni mettere, porre a c., arrischiare, esporre a pericolo: non mettere a c. la tua vita; o mettere a dura prova, sfidare; se mi mettono a c., vedranno di che cosa sono capace.

In pratica saggiare le proprie capacità mettendosi a dura prova e credo che questo sia proprio lo spirito del cimento, almeno è quello con cui l’ho affrontato io.

Nessuna gara, nessuna sfida se non con te stesso con le tue paure con i tuoi limiti reali o presunti tali.

Dai non mollare… ancora fino alla curva che poi molla… non potrà mica salire all’infinito… quante volte me lo sono ripetuto? E ogni volta sposti il limite un po’ più in là; e poi come tutte le cose giunge la fine e la foto di rito; e ogni volta la solita faccia sorridente e soddisfatta, perché lo sai che non hai vinto niente ma sai di aver spostato la tua asticella un po’ più un su e sconfitto un’altra volta la paura di non farcela.

Quindi non mi resta che ringraziare chi organizza il Cimento Canavesano che mi da modo di misurarmi ogni volta in un panorama diverso e visitare luoghi dove altrimenti difficilmente sarei andato.

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LUCA GANIO

Pur non essendo un " frustagume " ma amando più le ruote grasse ho accettato con piacere di partecipare al Cimento Canavesano, evento che si ripropone di far percorrere strade e percorsi secondari con salite mozzafiato che solo in parte conoscevo per averle percorse in moto, ma una buona parte di esse erano a me ancora sconosciute. 

Percorrerle il bici è stato sicuramente più faticoso ma anche più piacevole, dal punto di vista del paesaggio, nonchè per essere riuscito a spingermi sino a cime e luoghi che mai avrei pensato di poter raggiungere.

Certo, è anche una sfida con te stesso, una corsa agonistica, che ti porta a dire certo che ce la farò ad arrivare uin cima senza posare il piede, ma comunque vada a finire, qualunque siano i tempi della tappa, quello che ti resta dentro è l'essere arrivato, l'aver visto posti e luoghi nuovi ma soprattutto l'aver vissuto la giornata solo o con amici all'insegna dello sport.

In conclusione è stata un'esperienza positiva, sia dal punto di vista sportivo che umano, che ti mette a confronto con te stesso dal punto di vista sportivo, ma ti concede ampiamente soddisfazione al raggiungimento delle mete, anche perchè quasi tutti i fine tappa offrono ristoranti con ottime pietanze reintegrative.

Quindi un invito a tutti quei ciclisti che come me non amano in particolar modo la bici da strada, anche perchè i traguardi sono uguali per tutti ma la scelta del tipo di bicicletta è soggettiva.

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PAOLO GHIGGIO

Cari tutti anche quest’anno ho portato a termine le 20 tappe del cimento.

Come sempre complimenti ai vulcanici organizzatori.

Anche se le salite erano simili allo scorso anno e qualcuno può aver mosso delle critiche, io posso dire invece che è stato curioso verificare i percorsi e i tempi per compiacersi con se stessi per i miglioramenti.

Cosa che produce nuovi stimoli e nuove voglie di pedalare.

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TERESA POMATTO

Che dire di questo Cimento Canavesano 2016?

Che mi ha fatto scoprire posti nuovi come Alpe Maletto e le montagne che racchiudono Scalaro, stupendo.

Ho scoperto la necessità di avere un cambio perfettamente funzionante, che non avevo, durante la salita di Santa Maria.......terribile....ma bellissima.

Tutte le altre salite le conoscevo ma le ho rifatte volentieri.

Tirando le somme, un'esperienza piacevole.

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GIAMPAOLO ROSSI

Anche quest’anno è andata, l’ultima salita l’ho completata giusto qualche giorno prima di partire, sempre in bici, per Parigi, con quattro amici della Vigor.

Quest’anno l’orgoglio è stato quello  di indossare la maglia del cimento conquistata faticosamente l’anno scorso, poterla sfoggiare davanti agli altri  ciclisti  incontrati lungo la strada, chi lo conosceva ammirava chi lo veniva a sapere per la prima volta si incuriosiva  e un po’ di promozione non fa mai male.  

Le salite le conoscevo già, tranne il Maletto che si è dimostrata una salita ostica, da affrontare con il giusto rispetto, le altre mi hanno fatto un po’ meno paura dell’anno scorso ma la fatica è stata sempre tanta.

Santa Maria Maddalena anche quest’anno mi ha regalato una bella pioggia ma stoicamente, come l’anno scorso, non ho ceduto e pioggia o non pioggia sono arrivato in cima.

Cosa aggiungere ancora? Per chi ancora non si è cimentato l’invito a provarci: ogni salita completata è una soddisfazione, arrivare alla fine poi……..

Non mi resta che ringraziare di nuovo e  calorosamente Luciano e tutto il fuoriondabike per aver organizzato anche quest’anno il Cimento Canavesano.  

Continuate così che questa è una bellissima manifestazione.

Cordialmente.

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IVANO VALLE

Io non abito nel canavese, sono da queste parti per motivi di lavoro, per cui non conoscevo tutte queste salite.

Fare il Cimento è stato un modo per conoscere tanti meravigliosi nuovi posti che altrimenti sarebbero stati sconosciuti per me.

La maggior parte di queste salite le ho fatte di sera dopo il lavoro, stimando il tempo di percorrenza e facendo i conti con le ore di luce, ma molte volte non ho fatto i conti bene e sono arrivato a casa con il buio.

Altre volte mi sono preso mezza o addirittura una giornata intera di ferie per godermi il giro in bici al massimo.

Sono stati sicuramente giorni ben spesi, nei quali ho visto paesaggi stupendi, respirato a pieni polmoni l'aria profumata di queste montagne, conosciuto piccole realtà agricole e pastorali ed ho persino trovato il tempo di raccogliere Ajucche.

Ho anche trovato dei piccoli ristoranti sconosciuti come il Rifugio Alpino di Santa Maria o l'agriturismo le Capanne di Scalaro dove ci sono tornato per gustare le specialità gastronomiche della zona.

Aspetto con ansia la prossima edizione per poter ripetere le esperienze e farne di nuove. 

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FABRIZIO PENSATI e GIOVANNI CASTIGLIA

Anche quest’anno io e il mio formidabile compagno di pedale, Giovanni Castiglia, abbiamo partecipato con grande piacere e con altrettanta fatica (per un ciclista i due concetti sembrano essere assolutamente inscindibili) alla seconda edizione del Cimento Canavesano, portando a termine l’intero programma di salite della manifestazione.

Inutile dire che vi abbiamo partecipato con gioia e entusiasmo, memori delle belle esperienze fatte nella prima edizione. Le salite in programma per quest’anno erano quassi tutte le stesse dell’anno passato ma ci è sembrato comunque bello ripetere le esperienze e riviverle in modo diverso, affrontando le stesse salite in periodi stagionali (e talvolta in condizioni di forma) differenti da quelle del 2015.

Sappiamo tutti che anche i percorsi più abituali ci possono offrire sempre nuove emozioni perché le condizioni ambientali, fisiche ed emotive sono sempre diverse. Ciò è tanto più vero per percorsi severi, come quelli del Cimento, che richiedono grandi sforzi e talvolta mettono a dura prova la forza di volontà ma che ripagano sempre con grandi soddisfazioni e intense emozioni.

Ci è quindi sembrato “necessario” cimentarsi nuovamente con queste magnifiche scalate del Canavese e confrontare le nostre precedenti prestazioni ma soprattutto le nostre emozioni. Quest’anno poi, tanto per inserire una variabile nuova nel programma, abbiamo deciso di effettuare tutte le venti tappe in programma con partenza e arrivo a Chivasso, abituale luogo di ritrovo tra me, monferrino e Giovanni, di Castagneto Po.

In questo modo per noi il chilometraggio complessivo del Cimento è più che raddoppiato (oltre 2200 Km) e ogni tappa si è rivelata più impegnativa ma ciò ha costituito un ottimo allenamento per l’intera stagione ciclistica 2016. Più volte infatti, nel corso di estenuanti randonnée ci siamo trovati concordi nel ringraziare le salite del Cimento per il loro straordinario valore allenante sotto vari punti di vista.

Personalmente, nei momenti più critici di lunghi percorsi in montagna o in collina mi sono trovato a pensare: “Coraggio, ce la puoi fare! In fondo hai passato di peggio e anche se questa salita sembra dura, non potrà mica essere peggio delle scalate di Santa Maria ai Piani di Tavagnasco o degli ultimi tornanti del Teleccio, o ancora delle funamboliche rampe del Pian dei Muli?

Inoltre è stato bello poter rifare salite che nella passata edizione non abbiamo potuto apprezzare a pieno a causa di condizioni meteorologiche (o fisiche) non proprio ottimali. Personalmente ricordo ancora come un incubo la scalata al Teleccio fatta nel giugno 2015, in MTB, quando a causa del caldo torrido del periodo ho affrontato gli ultimi tornanti verso la diga in stato semiconfusionale.

La stessa salita affrontata in questa ultima stagione con bici da corsa e con un clima più favorevole è stata sempre dura ma ne ho potuto anche apprezzare, in pieno, la superba bellezza. E quale meraviglia hanno suscitato, con la complicità di una tersa e soleggiata giornata agostana, i fantastici panorami della salita al Pian dei Muli, che nella passata edizione abbiamo invece affrontato in mezzo a dense nubi.

Siamo quindi veramente soddisfatti di aver nuovamente partecipato a questa bella manifestazione di sport, natura e cultura della bicicletta e del territorio.

Agli amici del Team Fuori Onda vanno tutti i nostri vivi ringraziamenti per la loro iniziativa, la loro efficienza organizzativa e il loro entusiasmo.

Vi teniamo d’occhio! Se organizzate altri eventi come questo, per quanto ci sarà possibile, credo che saremo sempre dei vostri!

Fabrizio PENSATI e Giovanni CASTIGLIA
ASD C.C. Piemonte

Novembre 2016